Pubblicità
Ipnosi attiva e passiva

Si può desiderare di cambiare in molti modi, ma il più delle volte il cambiamento è faticoso.
Ad esempio, si può smettere di fumare senza coinvolgimento della volontà, ma è possibile che più presto che tardi si riprenda come se niente fosse accaduto, finendo per esprimere un giudizio negativo sull'efficacia dell'ipnosi in genere.

Come si intende il cambiamento
Viviamo nell'epoca dell'apparenza e del non-coinvolgimento. Tutto può essere comprato, nulla ha bisogno di essere veramente conquistato e la vita passa in un baleno, senza quasi accorgersene, come animali da allevamento condotti per un corridoio senza alternative dalla nascita al macello. E questo disimpegno è felice, perché non costa sforzi, né scelte.

Io non credo che nessuna psicologia e meno ancora psicoterapia dovrebbe assoggettarsi a questa
ideologia.
Purtroppo le cose non stanno così e neppure sono pochi i professionisti che rifuggono dal dominio dei principi, dei valori e della presa di posizione. “Tu devi dare per buono quello che il cliente ti porta, senza esprimere giudizi”, dicono da un lato, e poi scrivono o si fanno intervistare su cosa è bene e cosa è male, su quello che è sano e quello che è malato.

Non stupisce quindi che stia crescendo la domanda di interventi di ipnosi:
“Voglio che lei mi cambi, dottore, e che lo faccia senza che io me ne accorga. Perché volontariamente non lo farei mai, ma so che è bene che lo faccia e così le chiedo di farlo lei per me”.
“Voglio che mi ipnotizzi per diventare quello che io so di potere diventare, ma che non sono capace di realizzare”.
Questo tipo di richiesta di intervento, con le dovute sfumature e specifiche applicazioni è più frequente di quanto non si pensi, specialmente oggi che anche le scuole e le tecniche di psicoterapia posso venire scelte fra i rimedi da banco all'ipermercato della moda. È vero che poi, nel corso degli incontri, si riesce ad elaborare la domanda per scoprire quello che veramente la persona desidera e quello che realisticamente può mirare di raggiungere, ma è anche vero che in molte occasioni il cliente rimane deluso se le cose non vanno come sperato e se gli tocca prendere atto di quello che è e desidera veramente, delle sue risorse reali e dei propri vincoli reali.

Allora, proprio per questo, preferisco mettere sempre le mani davanti a fronte della richiesta di una seduta d'ipnosi.
“Io non faccio ipnosi, signora o signore. Io uso l'ipnosi quando ritengo che serva per quello per cui penso possa essere utile, ma probabilmente non si tratterà mai di quello che lei si aspetta”.
Quindi, preferisco perdere uno o molti clienti, piuttosto che accontentare delle richieste irrealistiche, anche se in linea con il mondo della droga mediatica del gossip e dell'emergere dell'apparenza; dei reality show e della cronaca nera; degli idoli di guano e della morale usa e getta.

In altre parole, ogni terapeuta non può esimersi da una presa di posizione sul valore della persona umana e dell'onestà professionale. Penso che sia meglio rifiutare un cliente, piuttosto che prospettargli un certo tipo di lavoro per poi convertirlo alla propria ideologia, che purtroppo il più delle volte non è affatto esplicita, ma viene mascherata da libertà a pagamento (come le psicoterapie anglofile del libero mercato) o da salute ebraico-luterana (come le terapie medicali morbocentriche e normalizzanti).

A questo punto ritengo utile chiarire il senso che la parola ipnosi assume nella mia visione terapeutica.

“Tutto è ipnosi. Nulla è ipnosi”
Con il mio carissimo amico, valente psicoterapeuta e ipnosi-terapeuta, il dottor Marco Chisotti, si può dire che siamo professionalmente cresciuti insieme e insieme ci siamo avvicinati agli stessi studi. Poi ognuno di noi ha approfondito degli aspetti diversi, pur conservando matrici comuni. Oggi, frequentemente ci troviamo a terminare certi nostri discorsi su due posizioni simmetriche: lui che afferma che tutto è ipnosi, io che ben poco lo è.

A guardar bene, le nostre posizioni continuano a non essere così distanti, in quanto l'oggetto che vediamo è lo stesso, solo che uno lo guarda nel suo aspetto notturno, in cui solo l'oggetto è illuminato, mentre lo sfondo è buio, l'altro da quello diurno, in cui lo sfondo spesso è più luminoso dell'oggetto.

Ho da poco scoperto che molti altri terapeuti che condividono le nostre matrici si confrontano su posizioni simili e portano avanti scuole complementari, ognuna delle quali mancante delle eccellenze dell'altra. Pur tuttavia, quando si lavora le differenze si smussano e la diversità non è fra le nostre reciproche posizioni, ma piuttosto fra le nostre e quelle di altri che invece sosterrebbero discorsi apparentemente simili, ma professionalmente molto distanti.

Vi sono professionisti che non si richiamano affatto all'ipnosi, ma esercitano la suggestione condizionando pesantemente i propri pazienti ad un impianto ideologico personale o più semplicemente a quello dominante normalizzandone la facciata, mentre il lato in ombra diventa sempre più tenebroso; lo stesso fanno, da un altro versante, certi coach che promettono che tutto è possibile e ognuno di noi può diventare quello che vuole nello stesso modo in cui può camminare sui carboni ardenti, buttarsi dal ponte con l'elastico o apparire in un programma televisivo. Anche le conversioni religiose o l'adesione a sette può portare fuori o dentro al sistema, senza che la persona abbia da sostenere scelte faticose, perché è entrato nel corridoio dell'allevamento automatizzato.

L'ipnosi passiva e quella attiva
Dunque, l'ipnosi è sbagliata? Fa male?

Nulla di tutto ciò. Anzi!

In particolare l'ipnosi ericksoniana è una delle tecniche più aperte e democratiche per aiutare nel cambiamento.
Gli epigoni di Erickson sono spesso lontani dal maestro, né poteva essere altrimenti. A leggere bene soprattutto le sue conversazioni, egli non mirava affatto a “guarire” tutti: molti li mandava via, altri li lasciava “nella loro bagna”, considerando che il loro modo di pensare non passava per il cambiamento e questo accadeva soprattutto quando riteneva che la loro rappresentazione della vita fosse particolarmente fasulla e inautentica. Non cercava di riunificare le coppie a tutti i costi e si dispiaceva quando ad ottenere risultati erano persone che valevano poco o che avrebbero fatto del male, mentre talora non riusciva a fare abbastanza per pazienti che amava e rispettava.

Io discerno fra due tipi di approccio all'ipnosi: una che chiamo
passiva - o delegante - e una che chiamo attiva - o partecipe.

Vedendola dal punto di vista dell'ipnoterapeuta radicale, viviamo in un bagno di ipnosi totale, simile alla condizione drammatica descritta nel primo film
Matrix. Non sarebbe quindi difficile assecondare la richiesta di ipnosi passiva. In fondo basta trovare il modo per ristrutturare l'esperienza del paziente come un'espressione efficace del sistema in cui si vive. Non ci sarebbe neppure nulla di così disonesto, in quanto la realtà che ci viene impartita quotidianamente è comunque quella molto più disonesta delle peggiori fantasie dello psicoterapeuta.
“Ti posso fare diventare quello che vuoi e, se fra quello che posso fare e quello che vuoi ci fossero delle discrepanze, posso adattare i tuoi desideri ai miei risultati facendo in modo che tu possa essere soddisfatto di te stesso, a patto che non debba mai mettere in discussione le premesse”.
Così potrebbe suonare questo modo di lavorare che risponde all'emergere di richieste di ipnosi passiva (”Fai di me quello che vuoi/chiedo, ma non farmi decidere!”).

L'
ipnosi attiva prevede prima di tutto una presa in carico del proprio destino parametrato in relazione alle risorse e ai vincoli, ma anche alla consapevolezza che molti dei vincoli possono trasformarsi in risorse e che la vita è una sfida che consiste spesso nel saper trasformare le risorse in vincoli, nello stesso modo in cui il grande imprenditore investe sempre tutto quello che guadagna in ulteriori rischi per ulteriori imprese. Ognuno fa della propria vita quello che vuole e quello che si sente di fare, ma per riuscirci deve anche uscire dai luoghi comuni inculcatigli da quella ipnosi operante più comunemente nota sotto il termine di “realtà”. L'ipnosi aiuta ad espandere la coscienza per guardare la realtà più prossima alla propria soggettività senza paraocchi.

Questo è possibile solo se si accetta un certo
engagement, un coinvolgimento e un impegno personale a cambiare. Il termine ipnosi non viene inteso quindi come una sorta di fumeria di oppio dove, portandoti in una realtà artificiale, vieni anestetizzato dall'esperienza di coinvolgerti.

È piuttosto un modo per lavorare su piani diversi della coscienza partendo da una volontà rivolta ad un obiettivo inserito in un proprio sistema di valori.
Spesso non si tratta di "risolvere un problema", quanto di accedere ad un
progetto evolutivo, una forma di apprendimento basato però, non su dei programmi di salute pubblica, ma sugli intenti personali.

“Divieni ciò che sei!”, diceva Nietzsche.
A molti pare una banalità - cosa ci vuole a diventare quello che si è già?! - a molti altri un progetto sbagliato - così non si evolverebbe mai!

“Divieni ciò che sei!”, ritengo possa esprimere al meglio quello che intendo per un percorso di evoluzione personale che utilizzi anche il piano di coscienza e le tecniche che qui definisco come di ipnosi attiva.
Con la consapevolezza, però, che questo percorso può essere dannatamente faticoso e ricco di incognite e che quello in cui si può trasformare è spesso ignoto al cliente come al terapeuta.

Perché
ciò che siamo non è che un velo che nasconde ai nostri occhi una porta sempre aperta su un infinito che, invero, non conosceremo mai.