Il comportamento mimetico
15/08/05 11:51
Un passaggio fondamentale nello sviluppo dell'empatia
è il comportamento mimetico. Si tratta di un
atteggiamento gregario generalmente involontario che
ci porta ad assumere gli atteggiamenti
dell'interlocutore. Fondamentale nell'evoluzione
della prima infanzia, lo si ritrova nelle coppie che,
a seguito del rispecchiamento di sguardi e smorfie,
arrivano a modificare taluni tratti somatici che
finiscono per renderli uno simile all'altro.
Questo comportamento distingue i soggetti HSM (High Self Monitor - ad alto auto monitoraggio) dai LSM (Low - basso), essendo i primi più orientati a modulare il proprio comportamento sull'interlocutore di quanto siano gli altri, generalmente inclini ad aspettarsi che sia l'altro a farlo (e che per questo frequentano sempre le stesse selezionate persone di tipo complementare).
Va da sé che attività che richiedono una forte sintonia - anche di tipo strumentale - con l'interlocutore, come quelli che svolgono attività di front-end, di rappresentanza, diplomatiche o commerciali, sono spesso degli HSM innati e istintivi.
È stato infatti sperimentato che il comportamento mimetico viene apprezzato dagli interlocutori che riscontrano una relazione più fluida e armoniosa.
Prova ne sia che i camerieri istruiti alla semplice ripetizione dell'ordinativo del cliente fatta al suo cospetto con le stesse tonalità finiscono per ottenere una mancia doppia rispetto a quelli che non tengono questo semplice comportamento.
Carl Rogers, il clinico che maggiormente ha approfondito il concetto di empatia, insegnava infatti che per entrare in relazione non direttiva con il cliente era spesso sufficiente ripetere, magari accompagnandolo con discreti segni di compiacimento, plauso o soddisfazione parole o parte delle frasi usate dall'altro nel momento in cui esprimevano concetti, propositi o visioni positive, da rinforzare.
Il comportamento mimetico funziona da collante sociale e trasmette la sensazione di essere compresi e di trovarsi in un ambiente rassicurante, in relazioni improntate da un rapporto di fiducia reciproca. Non da ultimo rinforza gradevolmente il narcisismo e l'auto-sicurezza.
Lo psicologo che interagisce con il proprio cliente finisce per imitarne alcune posture. Questo comportamento rende più efficace il suo intervento grazie all'empatia che è in grado di instaurare.
Rimane il fatto che quello che per gli altri può essere un comportamento istintivo e involontario, per chi fa del rapporto una professione, come nel caso del counselor o del clinico, deve diventare consapevole o almeno monitorato. Questo, oltre a consentire di modularne gli effetti, gli evita di cadere in trabocchetti di persone istintivamente molto abili nella mimesi, al punto di manovrarne le opinioni e il lavoro più in generale.
Questo comportamento distingue i soggetti HSM (High Self Monitor - ad alto auto monitoraggio) dai LSM (Low - basso), essendo i primi più orientati a modulare il proprio comportamento sull'interlocutore di quanto siano gli altri, generalmente inclini ad aspettarsi che sia l'altro a farlo (e che per questo frequentano sempre le stesse selezionate persone di tipo complementare).
Va da sé che attività che richiedono una forte sintonia - anche di tipo strumentale - con l'interlocutore, come quelli che svolgono attività di front-end, di rappresentanza, diplomatiche o commerciali, sono spesso degli HSM innati e istintivi.
È stato infatti sperimentato che il comportamento mimetico viene apprezzato dagli interlocutori che riscontrano una relazione più fluida e armoniosa.
Prova ne sia che i camerieri istruiti alla semplice ripetizione dell'ordinativo del cliente fatta al suo cospetto con le stesse tonalità finiscono per ottenere una mancia doppia rispetto a quelli che non tengono questo semplice comportamento.
Carl Rogers, il clinico che maggiormente ha approfondito il concetto di empatia, insegnava infatti che per entrare in relazione non direttiva con il cliente era spesso sufficiente ripetere, magari accompagnandolo con discreti segni di compiacimento, plauso o soddisfazione parole o parte delle frasi usate dall'altro nel momento in cui esprimevano concetti, propositi o visioni positive, da rinforzare.
Il comportamento mimetico funziona da collante sociale e trasmette la sensazione di essere compresi e di trovarsi in un ambiente rassicurante, in relazioni improntate da un rapporto di fiducia reciproca. Non da ultimo rinforza gradevolmente il narcisismo e l'auto-sicurezza.
Lo psicologo che interagisce con il proprio cliente finisce per imitarne alcune posture. Questo comportamento rende più efficace il suo intervento grazie all'empatia che è in grado di instaurare.
Rimane il fatto che quello che per gli altri può essere un comportamento istintivo e involontario, per chi fa del rapporto una professione, come nel caso del counselor o del clinico, deve diventare consapevole o almeno monitorato. Questo, oltre a consentire di modularne gli effetti, gli evita di cadere in trabocchetti di persone istintivamente molto abili nella mimesi, al punto di manovrarne le opinioni e il lavoro più in generale.